Il contributo IVS rappresenta una delle componenti fondamentali della previdenza obbligatoria gestita dall’INPS. Si tratta di una quota contributiva destinata a finanziare le prestazioni economiche rivolte alle persone che, nel corso della vita lavorativa, si trovano in situazioni di invalidità, maturano il diritto alla pensione di vecchiaia o, in caso di decesso, lasciano benefici ai superstiti.

Comprendere cos’è il contributo IVS, come si legge in busta paga e quali sono le aliquote applicate è essenziale per interpretare correttamente la propria situazione previdenziale e conoscere i diritti connessi alla futura pensione.

 

COSA SONO I CONTRIBUTI IVS?

L’acronimo IVS significa “Invalidità, Vecchiaia e Superstiti”. Il contributo IVS è la quota dei contributi INPS destinata a finanziare la pensione futura e le prestazioni di sostegno in caso di invalidità permanente o di decesso del lavoratore o della lavoratrice.

L’IVS è quindi una forma di contribuzione previdenziale obbligatoria, applicata alla retribuzione imponibile e presente nella busta paga di tutte le persone lavoratrici dipendenti del settore privato, oltre che di molte categorie autonome.

 

CHI DEVE PAGARE L’IVS?

Il contributo IVS è obbligatorio per numerose categorie, anche se le modalità di versamento cambiano a seconda del tipo di attività.

  • Dipendenti del settore privato (tempo determinato e indeterminato);
  • Apprendisti;
  • Artigiani e commercianti (con aliquote IVS specifiche);
  • Autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS;
  • Coltivatori diretti e imprenditori agricoli;
  • Artisti, professionisti senza cassa, collaboratori.

I dipendenti pubblici non versano l’IVS ma contributi previdenziali gestiti da altre forme assicurative.

 

QUANDO E COME VIENE VERSATA LA QUOTA IVS

Per i lavoratori dipendenti, il contributo IVS viene trattenuto ogni mese in busta paga. A versarlo all’INPS è il datore di lavoro, che effettua il pagamento tramite la denuncia contributiva UNIEMENS con cadenza mensile.

Per gli autonomi iscritti alla Gestione Separata il versamento avviene tramite modello F24, generalmente in occasione delle scadenze fiscali di saldo e acconto.

 

COME CALCOLARE IL CONTRIBUTO IVS IN BUSTA PAGA

L’aliquota IVS per i lavoratori dipendenti è pari al 33%, di cui il 9,19% è trattenuto direttamente dalla busta paga della persona lavoratrice, mentre la quota restante è a carico del datore di lavoro. L’aliquota si applica alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali, che corrisponde alla retribuzione lorda al netto delle voci escluse dalla contribuzione.

 

Massimali e minimali IVS

Per chi è privo di anzianità contributiva ante 1996 o ha optato per il sistema contributivo, è previsto un massimale annuo di reddito soggetto a IVS: per il 2023 è pari a 113.520 €, aggiornato annualmente dall’INPS.

È inoltre previsto un minimale giornaliero di retribuzione (53,95 € nel 2023), sotto il quale l’IVS viene comunque calcolato sul valore minimo fissato.

 

Contributo IVS aggiuntivo 1%

Sulla parte di retribuzione che supera la prima fascia pensionabile (52.190 € per il 2023), l’INPS applica un contributo IVS aggiuntivo dell’1% a carico della persona lavoratrice.

 

ESONERO IVS: COS’È E QUANDO SI APPLICA

Negli ultimi anni il legislatore ha previsto diversi esoneri IVS temporanei per ridurre il cuneo fiscale e aumentare il netto in busta paga.

  • Esonero IVS 2023: 2% o 3% sulla quota lavoratore, in base alla retribuzione (DL Bilancio e precedenti norme cuneo fiscale).
  • Esonero IVS 2024: confermato in misura variabile, legato alle fasce retributive.
  • Esonero IVS DL 115/2022: misura straordinaria introdotta per contrastare l’aumento del costo della vita.

 

QUANDO VIENE RESTITUITO IL CONTRIBUTO IVS

L’IVS è un contributo che copre diverse casistiche, quali invalidità, anzianità e decesso del lavoratore. Il diritto a ricevere i contributi scatta, quindi, quando si presenta una di queste eventualità. Come accennato, se nei primi due casi è il lavoratore a ricevere il contributo di sostegno, in caso di morte del lavoratore, le cifre accumulate grazie all’IVS vengono erogate in favore degli eredi.

 

COSA SUCCEDE SE NON PAGO L’IVS

Il mancato pagamento dell’IVS equivale a un mancato pagamento di contributi previdenziali, il quale prevede sanzioni anche molto pesanti. Se un datore di lavoro o un autonomo si accorgono di non aver versato le quote IVS, possono essere soggetti a controlli dell’Agenzia delle Entrate, che in caso di mancato pagamento invia un primo avviso bonario, con un invito a versare le quote mancanti maggiorate di sanzioni e interessi.

Qualora gli avvisi bonari vengano ignorati, l’AdE può procedere con la riscossione tramite cartella esattoriale, che conterrà i contributi non versati, gli interessi corrispondenti al ritardo e sanzioni decisamente più corpose. È importante anche sottolineare che il mancato pagamento dei contributi previdenziali, IVS compreso, rappresenta una delle motivazioni di dimissioni per giusta causa del lavoratore.

Insomma, il contributo IVS è un diritto per chi lavora e rappresenta un’importante forma di contribuzione e di tutela. Versarlo è, quindi, un preciso dovere, da rispettare per poter contare su essenziali strumenti di sostegno quando dovessero occorrere.

 

VUOI APPROFONDIRE LA TUA SITUAZIONE CONTRIBUTIVA?

Per conoscere nel dettaglio la tua contribuzione IVS puoi rivolgerti al reparto Risorse Umane della tua azienda, ai servizi INPS o a un patronato che può assisterti nella lettura della busta paga e nel calcolo della posizione previdenziale.

 

 

 

 

 

 
 
 
 

 

 

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