Il congedo parentale 2026 ha visto alcune novità importanti introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Vediamo quanto dura, quanto paga l’INPS, come si presenta la domanda e cosa cambia rispetto agli anni precedenti, con le informazioni più aggiornate disponibili.
Cos’è il congedo parentale e chi può richiederlo
Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro riconosciuto ai genitori lavoratori dipendenti per prendersi cura dei figli, disciplinato dal Decreto Legislativo 151/2001 (Testo Unico su maternità e paternità). A differenza del congedo di maternità obbligatorio (5 mesi per la madre, retribuito all’80%) e del congedo di paternità obbligatorio (10 giorni, retribuito al 100%), il congedo parentale è facoltativo e può essere richiesto da entrambi i genitori, indipendentemente l’uno dall’altro.
Spetta a lavoratrici e lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico sia privato. Non spetta invece a chi ha un rapporto di lavoro cessato o sospeso, ai lavoratori domestici e ai lavoratori a domicilio; regole parzialmente diverse valgono per lavoratori autonomi e iscritti alla Gestione Separata INPS, come vedremo più avanti.
Congedo parentale 2026: durata e aggiornamenti normativi
Con la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), il limite di età del bambino entro cui è possibile fruire del congedo parentale è stato esteso da 12 a 14 anni. La durata massima complessiva resta di 10 mesi per la coppia di genitori, elevabili a 11 mesi se il padre fruisce di almeno 3 mesi, continuativi o frazionati. Questi limiti valgono per ciascun figlio: per ogni nuovo nato o adottato, i contatori ripartono da zero.
Un’altra novità rilevante riguarda la malattia dei figli: nella fascia d’età 3-14 anni, i giorni annui fruibili da ciascun genitore per l’assistenza in caso di malattia passano da 5 a 10 giorni lavorativi, retribuiti al 100% dall’INPS. Per i figli fino a 3 anni resta il diritto di astensione per tutta la durata della malattia, in alternativa tra i genitori.
Congedo parentale della madre
La madre lavoratrice dipendente ha diritto a un massimo di 6 mesi di congedo parentale, fruibili in modo continuativo o frazionato, anche a giorni, settimane o ore, secondo le regole del proprio CCNL.
Congedo parentale del padre
Anche il padre lavoratore dipendente ha diritto a un massimo di 6 mesi, che possono arrivare a 7 se si astiene dal lavoro per almeno 3 mesi, continuativi o frazionati. Il padre può fruirne anche durante il periodo di astensione obbligatoria della madre, a partire dal giorno successivo al parto.
Congedo parentale condiviso tra i genitori
I periodi di congedo possono essere fruiti anche contemporaneamente da entrambi i genitori, nel rispetto dei limiti individuali e complessivi previsti dalla normativa. Per il genitore solo (ad esempio in caso di affidamento esclusivo) il limite individuale sale fino a 11 mesi complessivi.
Indennità e retribuzione durante il congedo parentale
L’importo riconosciuto varia in base ai mesi già utilizzati e all’età del bambino al momento della fruizione. Durante i periodi indennizzati, il lavoratore mantiene inoltre la copertura contributiva figurativa, utile sia ai fini del diritto sia della misura della futura pensione; per i periodi non indennizzati (oltre i limiti economici o oltre i 12 anni del bambino) la copertura figurativa è ridotta o assente, salvo integrazione volontaria.
Quanto paga l’INPS: le percentuali per il 2026
Per il 2026 sono confermati 3 mesi complessivi indennizzati all’80% della retribuzione (uno per ciascun genitore, non trasferibili, da fruire entro i 6 anni di vita del bambino, più un ulteriore mese a scelta di uno dei due genitori). Per i mesi ulteriori, fino a un totale di 9 mesi indennizzati tra i due genitori (11 per il genitore solo), l’indennità scende al 30%; oltre questa soglia spetta solo se il reddito individuale del genitore è inferiore a circa 2,5 volte il trattamento minimo di pensione. Le percentuali esatte per singolo mese possono variare in base alle circolari INPS in vigore: si consiglia di verificare sempre l’aggiornamento più recente sul portale INPS prima di pianificare il congedo.
Come si calcola l’indennità
L’indennità giornaliera si calcola applicando la percentuale spettante (80% o 30%) alla retribuzione media globale giornaliera percepita nel mese precedente l’inizio del congedo, con la formula: indennità giornaliera = (retribuzione mensile lorda / giorni retribuiti) × percentuale. Ad esempio, con una retribuzione lorda di 1.800 euro su 26 giorni retribuiti, l’indennità giornaliera all’80% sarebbe indicativamente di circa 55 euro, mentre al 30% scenderebbe a circa 21 euro: si tratta di un calcolo semplificato a scopo illustrativo, che non sostituisce il conteggio effettivo fatto dall’INPS o dal datore di lavoro.
Come richiedere il congedo parentale all’INPS
La domanda va presentata seguendo alcuni passaggi precisi, rispettando le tempistiche indicate dalla normativa. Oltre alla domanda INPS, il lavoratore è tenuto a rispettare un termine di preavviso nei confronti del datore di lavoro, generalmente fissato in 5 giorni (2 giorni per il congedo frazionato a ore), salvo diverse disposizioni del CCNL applicato.
Documentazione necessaria
La domanda si presenta telematicamente tramite il portale INPS (MyINPS) con SPID, CIE o CNS, tramite l’app INPS Mobile, oppure rivolgendosi a un patronato o al Contact Center INPS. Vanno indicati i dati del bambino, l’eventuale fruizione già effettuata dall’altro genitore e il periodo di congedo richiesto.
Tempistiche di presentazione della domanda
È buona norma presentare la domanda con l’anticipo richiesto rispetto all’inizio del periodo di congedo: una domanda tardiva comporta la perdita dell’indennizzo per i giorni precedenti l’invio, anche se il periodo di congedo resta comunque valido ai fini della conservazione del posto di lavoro.
Congedo parentale e lavoro: diritti e tutele
La legge tutela il lavoratore anche nel rapporto con l’azienda durante e dopo il periodo di congedo, sia in termini di stabilità del posto sia di continuità della propria posizione professionale.
Divieto di licenziamento durante il congedo
Il lavoratore o la lavoratrice in congedo parentale conserva il posto di lavoro e non può essere licenziato per questo motivo, salvo le ipotesi generali di giusta causa o licenziamento collettivo previste dalla legge.
Rientro al lavoro dopo il congedo
Al termine del congedo, il lavoratore ha diritto a rientrare nella stessa posizione o in una posizione equivalente, mantenendo l’anzianità di servizio maturata durante tutto il periodo, anche quello non indennizzato.
Congedo parentale nel part time e nello smart working
Anche chi lavora con un contratto part time ha diritto al congedo parentale: nel part time orizzontale le regole sono le stesse del tempo pieno, mentre nel part time verticale o misto la maturazione può essere riproporzionata in base ai giorni effettivamente lavorati. Lo stesso diritto vale per chi lavora in modalità agile o da remoto, con eventuali specifiche di dettaglio definite dall’accordo individuale di smart working.
Congedo straordinario: differenze col congedo parentale
Il congedo straordinario per l’assistenza a familiari con handicap grave (Legge 104/1992) è un istituto distinto dal congedo parentale: dura fino a un massimo di 2 anni nell’intero arco della vita lavorativa, è retribuito con un’indennità a carico dell’INPS ed è pensato per l’assistenza continuativa a un familiare, non necessariamente un figlio in età pediatrica. Anche chi appartiene alle categorie protette può avere accesso, in presenza dei requisiti, a queste tutele aggiuntive.
Domande frequenti sul congedo parentale 2026
Fino a che età del bambino posso chiedere il congedo parentale? Con la Legge di Bilancio 2026 il limite è stato esteso fino ai 14 anni di età del bambino, anche se l’indennità economica è riconosciuta solo per periodi specifici, generalmente entro i 6 anni per la quota all’80%.
Posso fruire del congedo a ore? Sì, per i lavoratori dipendenti del settore privato è possibile, previo accordo con il datore di lavoro e nel rispetto del preavviso di 2 giorni richiesto per questa modalità.
Cosa succede se mi ammalo durante il congedo parentale? La malattia sospende la fruizione del congedo: va comunicata tempestivamente al datore di lavoro e all’INPS, e i giorni di congedo vengono sostituiti dall’indennità di malattia per la durata dell’episodio.
Il congedo parentale spetta anche ai lavoratori autonomi? Sì, ma con regole diverse: i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) hanno diritto a un’indennità pari al 30% del salario convenzionale per un massimo di 3 mesi entro il primo anno di vita del figlio; gli iscritti alla Gestione Separata INPS possono invece fruirne fino ai 12 anni del figlio, con indennità calcolata sui contributi versati.
Le aziende hanno agevolazioni legate alla gestione dei congedi? Le agevolazioni contributive attive di anno in anno riguardano soprattutto le assunzioni, ma una buona gestione dei congedi resta comunque un fattore rilevante per la retention aziendale.






