Decidere di lasciare il proprio lavoro comporta una serie di passaggi obbligatori: la procedura telematica, il rispetto del preavviso e la verifica di ciò che spetta dopo la cessazione del rapporto. Questa guida spiega come dare le dimissioni passo dopo passo, con tutte le informazioni aggiornate su TFR, NASpI e diritti del lavoratore.
Cosa si intende per dimissioni volontarie
Le dimissioni volontarie sono l’atto unilaterale con cui il lavoratore recede dal contratto di lavoro. Non serve il consenso del datore di lavoro: una volta trasmessa correttamente la comunicazione, le dimissioni producono i loro effetti. Per un approfondimento sulle diverse tipologie di lettera puoi consultare la guida alle dimissioni volontarie.
Una novità introdotta dalla Legge 203/2024 riguarda le cosiddette dimissioni per fatti concludenti: se il lavoratore si assenta ingiustificatamente per un periodo superiore a quello previsto dal CCNL (o, in mancanza, oltre 15 giorni), il datore di lavoro può considerare il rapporto risolto per volontà del lavoratore, con effetti analoghi alle dimissioni e perdita del diritto alla NASpI. Per questo motivo è sempre importante comunicare tempestivamente eventuali assenze, anche via mail o PEC, per evitare l’attivazione automatica di questa procedura.
Come dare le dimissioni: la procedura telematica passo dopo passo
Dal 12 marzo 2016 le dimissioni telematiche sono obbligatorie per la generalità dei rapporti di lavoro privati: niente più lettera cartacea, la comunicazione va inviata online per contrastare il fenomeno delle cosiddette “dimissioni in bianco”, ovvero moduli firmati in bianco dal lavoratore al momento dell’assunzione e usati poi dal datore di lavoro per simulare un’uscita volontaria.
Accesso al portale del Ministero del Lavoro
La procedura si effettua tramite il portale Servizi Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (già noto come ClicLavoro), accessibile con SPID o CIE (la CNS non è più supportata su tutti i moduli). In alternativa, ci si può rivolgere a un patronato, un consulente del lavoro o un’organizzazione sindacale abilitata a trasmettere la comunicazione per conto del lavoratore.
Compilazione e invio del modulo di dimissioni online
Il modulo richiede i dati del rapporto di lavoro (codice fiscale del datore di lavoro, data di assunzione, CCNL applicato, inquadramento) e la data di decorrenza, cioè l’ultimo giorno di lavoro effettivo, da calcolare tenendo conto del preavviso dovuto. Al termine della procedura viene rilasciato un codice identificativo univoco della comunicazione, utile anche in caso di successiva revoca.
Revoca delle dimissioni: tempi e modalità
Il lavoratore può revocare le dimissioni entro 7 giorni dalla data di trasmissione della comunicazione, utilizzando lo stesso portale con cui le ha inviate. Il termine di 7 giorni è perentorio: superato questo termine, la revoca non è più possibile e l’unica strada per proseguire il rapporto è una nuova assunzione concordata con il datore di lavoro.
Il preavviso: cos’è, come si calcola e quando si può evitare
Il preavviso è il periodo che intercorre tra la comunicazione delle dimissioni e l’ultimo giorno di lavoro; la sua durata dipende dal CCNL applicato, dal livello di inquadramento e dall’anzianità di servizio. Se il preavviso non viene rispettato, la parte che recede deve corrispondere all’altra un’indennità sostitutiva. Per il dettaglio del calcolo, con esempi pratici per i principali CCNL, puoi consultare la guida al preavviso di dimissioni.
Dimissioni durante il periodo di prova
Durante il periodo di prova le regole cambiano: in molti casi non è richiesto il preavviso e la procedura può essere più semplice. Trovi tutti i dettagli nella guida dedicata alle dimissioni nel periodo di prova.
Cosa spetta al lavoratore dopo le dimissioni
Indipendentemente dal motivo della cessazione, alcune competenze economiche sono sempre dovute al lavoratore, e vanno verificate con attenzione nell’ultima busta paga.
TFR: a quanto hai diritto e quando viene pagato
Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) matura per tutto il periodo lavorato, indipendentemente dalla causa di cessazione, e viene calcolato dividendo la retribuzione annua per 13,5 e sommando la quota di ogni anno di servizio, rivalutata annualmente. Ad esempio, con una retribuzione annua lorda di 27.000 euro, la quota di TFR maturata in un anno sarebbe indicativamente di 2.000 euro lordi circa (27.000 / 13,5), poi soggetti a rivalutazione e tassazione separata. Il pagamento avviene generalmente con l’ultima busta paga, salvo diversi accordi o la presenza di un fondo di previdenza complementare a cui il TFR sia stato destinato.
NASPI dopo le dimissioni: quando spetta
Le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASpI, salvo alcune eccezioni: dimissioni per giusta causa, dimissioni durante il periodo protetto di maternità/paternità (entro il primo anno di vita del bambino) o risoluzione consensuale in sede di conciliazione. Quando spetta, la domanda va presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto, tramite portale INPS o patronato.
Ferie non godute e permessi residui
Ferie e permessi maturati e non goduti vanno sempre liquidati insieme alle altre competenze di fine rapporto, indipendentemente dal motivo delle dimissioni, così come eventuali ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità.
Dimissioni per giusta causa: cosa cambia
Quando le dimissioni sono motivate da un comportamento grave del datore di lavoro (ad esempio mancato pagamento della retribuzione, mobbing o altre violazioni contrattuali gravi), si parla di dimissioni per giusta causa: in questo caso il lavoratore non deve rispettare il preavviso e ha diritto all’indennità sostitutiva a carico del datore di lavoro, oltre che, in presenza dei requisiti, alla NASpI. È comunque necessario poter documentare adeguatamente i motivi della giusta causa.
Come scrivere la lettera di dimissioni
Anche se la comunicazione ufficiale avviene tramite il portale telematico, molti lavoratori scelgono comunque di consegnare una lettera di cortesia al proprio responsabile, con data, motivazione sintetica ed eventuale preavviso indicato. Per template ed esempi pratici, la guida sulla lettera di dimissioni volontarie offre diversi modelli pronti all’uso.
Cosa fare dopo aver dato le dimissioni: i prossimi passi
Una volta completata la procedura, è utile verificare l’ultima busta paga, valutare se e quando chiedere la NASpI e iniziare a pianificare i prossimi passi professionali: che si tratti di negoziare condizioni migliori nel prossimo lavoro o di valutare come richiedere un aumento di stipendio in una nuova posizione, o ancora di provare la strada della candidatura spontanea verso aziende di interesse.
Domande frequenti sulle dimissioni
Posso dimettermi senza preavviso? Solo in caso di giusta causa o se il datore di lavoro accetta espressamente di rinunciarvi.
Le dimissioni vanno sempre fatte online? Sì, salvo eccezioni come il lavoro domestico o i rapporti alle dipendenze della Pubblica Amministrazione.
Posso cambiare idea dopo aver inviato le dimissioni? Sì, hai 7 giorni di tempo per revocarle tramite lo stesso portale.
Cosa succede se il datore di lavoro non prende atto delle dimissioni? Non serve alcuna accettazione: le dimissioni sono un atto unilaterale e producono effetto una volta trasmesse correttamente.
Devo indicare i motivi delle dimissioni nella procedura telematica? No, salvo il caso della giusta causa, per la quale può essere utile documentare i motivi.



