Preavviso di dimissioni: quanto dura, come si calcola e cosa succede se non viene rispettato

Il preavviso di dimissioni è uno degli aspetti più delicati quando si decide di lasciare il proprio lavoro: sbagliare il calcolo può avere ripercussioni in busta paga. Vediamo quanto dura, come cambia in base al CCNL e cosa succede se non viene rispettato.

Cos’è il preavviso di dimissioni e a cosa serve

Il preavviso è il periodo di tempo che deve intercorrere tra la comunicazione delle dimissioni e l’ultimo giorno di lavoro effettivo. Serve a dare al datore di lavoro il tempo necessario per organizzare la sostituzione o il passaggio di consegne, ed è un obbligo reciproco: si applica infatti anche al datore di lavoro in caso di licenziamento, salvo per i casi di giusta causa.

Quanto dura il preavviso: come si calcola in base al CCNL

Non esiste una durata unica valida per tutti: il preavviso di dimissioni dipende dal CCNL applicato, dal livello di inquadramento e dall’anzianità di servizio del lavoratore. In generale, più alto è il livello di inquadramento e maggiore l’anzianità, più lungo sarà il preavviso richiesto.

Preavviso per i principali CCNL (commercio, metalmeccanici, terziario)

A titolo indicativo, il CCNL Commercio prevede tempistiche che vanno dai 15 giorni per i livelli più operativi con minore anzianità fino a 30-45 giorni per anzianità intermedie, e a diversi mesi per i quadri con maggiore esperienza. Il CCNL Metalmeccanici prevede in genere alcune settimane di preavviso per gli operai (indicativamente intorno alle 2 settimane) e un paio di mesi per gli impiegati. Questi valori sono puramente orientativi: da verificare sempre sul CCNL specifico applicato dall’azienda, poiché le tabelle di dettaglio cambiano non solo per livello ma spesso anche per fasce di anzianità (ad esempio fino a 5 anni, tra 5 e 10 anni, oltre i 10 anni).

L’anzianità aziendale e il suo impatto sul preavviso

In quasi tutti i contratti collettivi, più anni di servizio corrispondono a un preavviso più lungo: è quindi importante verificare la propria fascia di anzianità, contando dalla data di assunzione, prima di calcolare la data di decorrenza delle dimissioni.

Cosa succede se il lavoratore non rispetta il preavviso

Se il lavoratore lascia il posto senza rispettare il preavviso dovuto, il datore di lavoro può trattenere un importo equivalente all’indennità sostitutiva del preavviso, generalmente calcolata sulla retribuzione giornaliera moltiplicata per i giorni di preavviso non rispettati, e trattenuta dalle competenze di fine rapporto (incluso, se necessario, il TFR).

Il datore di lavoro può rinunciare al preavviso?

Sì: datore di lavoro e lavoratore possono accordarsi per interrompere il rapporto immediatamente, rinunciando reciprocamente al preavviso. In questo caso non è dovuta alcuna indennità sostitutiva, ed è consigliabile formalizzare l’accordo per iscritto per evitare contestazioni successive.

Preavviso e dimissioni per giusta causa: le eccezioni

Nelle dimissioni per giusta causa il preavviso non è dovuto dal lavoratore: è anzi il datore di lavoro a dover corrispondere l’indennità sostitutiva, in quanto la cessazione è determinata da un comportamento imputabile all’azienda (ad esempio mancato pagamento della retribuzione o gravi violazioni contrattuali).

Preavviso durante il periodo di prova

Nel periodo di prova le regole sono diverse e, in molti casi, il preavviso può non essere richiesto affatto: conviene sempre verificare quanto previsto dal contratto individuale e dal CCNL applicato, perché alcuni contratti prevedono comunque un breve preavviso anche in questa fase.

Come indicare il preavviso nella lettera di dimissioni

Nella comunicazione, anche se trasmessa telematicamente, è utile indicare con chiarezza la data di decorrenza calcolata a partire dal preavviso dovuto: un esempio pratico è disponibile nella guida alla lettera di dimissioni volontarie.

Preavviso e TFR: come interagiscono

Il TFR matura indipendentemente dal rispetto o meno del preavviso: l’unica differenza riguarda l’eventuale trattenuta dell’indennità sostitutiva, che viene scalata dalle competenze finali qualora il preavviso non sia stato rispettato dal lavoratore.

Domande frequenti sul preavviso di dimissioni

Il preavviso è sempre obbligatorio?

Sì, tranne nei casi di giusta causa, di periodo di prova o di accordo tra le parti per rinunciarvi reciprocamente.

Chi paga l’indennità di mancato preavviso?

La paga la parte che non lo rispetta: il lavoratore se si dimette senza darlo, il datore di lavoro in caso di giusta causa o licenziamento senza preavviso.

Il preavviso si calcola in giorni lavorativi o di calendario?

Dipende dal CCNL applicato: alcuni contratti fanno riferimento a giorni di calendario, altri a giorni lavorativi. È sempre bene verificare la formulazione esatta nel proprio contratto collettivo.

Posso essere esonerato dal lavorare durante il preavviso pur percependolo?

Sì, è possibile se il datore di lavoro decide di esonerare il lavoratore dalla prestazione, corrispondendo comunque l’indennità sostitutiva.

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